We Are Not Afraid

Abbiamo intervistato i We Are Not Afraid, producers padovani dalle grandi doti. Hanno un background vario, e per questo sono in grado di mescolare assieme diversi generi electro, creando un prodotto coeso, dark, ma di classe.
Ci hanno anche regalato un bellissimo mixtape. Ma ricordatevi di ascoltare il loro nuovo album, Holes. 

Come è nato il progetto We Are Not Afraid?

Il progetto è nato a cavallo tra il 2010 e il 2011 e la formazione era diversa. Ora il terzo WANA è migrato all'estero. Inizialmente si sperimentava con elettronica e post rock, poi lentamente il sound è maturato ed evoluto verso sonorità molto più cupe e distorte fino ad approdare ad "Holes", capitolo che in un certo senso rappresenta un punto di arrivo nel senso di "cifra stilistica sonora".

 

Dalle canzoni si denota che mischiate assieme molti generi diversi. Suoni Techno che fanno da sottofondo ad influenze più Hip Hop, bassi Dubstep che segnano il ritmo di melodie Trap. Perché avete scelto di mettere assieme stili diversi tra loro?

I We Are Not Afraid nascono dai molteplici ascolti e dal background molto variegato che entrambi abbiamo. Si sente il piano classico derivante dagli studi di Elia, ma anche una ritmica serrata che ricorda il passato in band rock, punk ma anche metal e crossover di Emanuele. Nel mondo della bass music, molti producers mescolano ma i diversi generi si vedono di più nelle differenti release, magari adattate alle mode del momento (si sa, è una tipologia di musica che invecchia molto rapidamente), ma noi abbiamo scelto di restituire con Holes un'istantanea di quello che ascoltavamo al momento della composizione. Il risultato è una varietà che risalta soprattutto nei live, dove la componente dal vivo rende il tutto ballabile ma anche di classe, da ascolto, aperto ad un'analisi musicale e non solo alla cultura bass.

 

Quali sono le vostre influenze?

Per quanto riguarda ciò che è a disposizione dell'ascoltatore, quindi The First Ep e Holes, le influenze sono, rispettivamente, la vecchia dubstep gonfia di frequenze basse di Burial e Tekstep fusa con il math dei 65daysofstatic, mentre, per le cose piu recenti, la techno berlinese e francese, la trap americana e inglese, il tutto condito dalla visione aperta, sperimentale e innovativa di gente come James Blake, Jon Hopkins o la trip hop di Bristol. 
Per il futuro, chi lo sa, ascoltiamo anche molto altro e potrebbero arrivare sorprese. Nomi recenti che apprezziamo molto sono Flume, Chet Faker, ma anche la follia dei Flying Lotus e delle cose meno dubstep di Savant.

 

Quale messaggio, o quali sensazioni vorreste trasmettere con il vostro nuovo album Holes?

Holes è un disco quasi privo di testi, quindi il messaggio passa solo dalla musica. Atmosfere cupe, scure e pesanti si fondono con ritmiche che scatenano il ballo e richiedono un accompagnamento fisico. Sostanzialmente vuole sia far ballare che analizzare la musica e il songwriting, nei quali viene posta moltissima attenzione in fase di composizione. 
Pensare a cosa significano le parole è tipico di chi ascolta e compone rock e canzone d'autore all'italiana, generi dignitosi e che contano nomi di grande spicco, ma che non ci appartengono. Perlomeno per ora.

 

In che modo, secondo voi, Holes dovrebbe essere ascoltato?

Subwoofer, alti volumi e nessuna distrazione esterna. Con buone cuffie si può fare, ma non escludendo le frequenze basse come molti fanno con i loro smartphone o con la versione free di Spotify (a proposito, la nostra discografia è anche li e su tutti gli store e servizi di streaming più famosi). Vi consigliamo però di venire ad uno dei nostri live per avere la percezione completa dell'esperienza We Are Not Afraid.

 

Elliot Walker