PIETRO NICOLAUCICH. L'artista delle fiabe.

Antoine de Saint- Exupéry (autore de "Il Piccolo Principe") non era niente in confronto a lui (come disegnatore ovviamente). Pietro Nicolaucich, giovane illustratore, disegnatore, artista, e chi più ne ha più ne metta, ha il dono innato di far tornare bambino ogni singolo osservatore. Le sue tavole sono intrise di fiabe, montagne, sogni e avventure. Chiunque si potrebbe ritrovare in qualche storiella letta da bambino, riconoscendola tra queste opere d'arte. Se anche voi volete tornare dei piccoli sognatori visitate il suo magico sito: www.pietronicolaucich.com

di Elliot Walker


Quando hai scoperto di avere questo talento?

Che io ricordi da sempre, fin dai tempi dell'asilo le suore ed i compagni mi facevano notare quanto la mia mano fosse abile e non ho mai desiderato fare un mestiere diverso da questo.


Cosa ti ispira quando ti esprimi?

Nel corso degli anni il mio stile si è andato formando e con esso l'immaginario da cui traggo le ispirazioni. La ricerca stilistica deve comunque essere continua ed aperta alla più ampia evoluzione. In questo senso sono fondamentali la lettura quotidiana di romanzi (in grandissima quantità) e la fruizione di opere altrui (nel mio caso soprattutto del passato). Ma da un punto di vista emotivo per me sono indispensabili il ritorno ciclico alle mie montagne friulane e la media di 15 km di corsa che percorro ogni giorno (la maggior parte delle idee mi vengono in quel tragitto di pura contemplazione).


Cosa trovi di bello nell'arte di cui fai parte?

Disegno immagini generalmente felici e concilianti. Oggi il concetto di bellezza è molto elastico, soprattutto nell'arte. Non mi dilungherò sulla pressoché totale mancanza di meritocrazia che esiste in quel mercato dell'arte dove il talento è solo un valore aggiunto spesso non richiesto. Per fortuna nel caso dell'illustrazione le cose sono diverse, anche se noto in generale una doppia tendenza che guarda da un lato all'immaginario dark-"preso male", e dall'altro al primitivismo o al tratto infantile. Sono due generi, spesso lontani, che hanno assolutamente senso di esistere, ma che non incontrano il mio gusto estetico. Del primo ammiro la fattura ma non il contenuto, del secondo l'esatto opposto. Personalmente prendo le distanze da entrambi per inquadrarmi in una minoranza artistica che ricerca l'immagine felice e ben disegnata... colpa o merito di colui che reputo il più grande artista del 900, nonché la mia più grande fonte di ispirazione e formazione artistica, ovvero Walt Disney. Mi basta riguardare "La spada nella roccia" per trovare tutto il bello di cui ho bisogno per l'arte di cui faccio parte.

Cosa provi quando completi un'opera?

Prima mi hai chiesto cosa mi ispira quando mi "esprimo", colgo l'occasione per contraddire la tua domanda precedente come risposta a questa. Non credo che un artista crei delle opere per "esprimere" sé stesso, e se lo fa il più delle volte si tratta di un artista mediocre. Credo piuttosto che un artista crei un'opera per "liberarsi" da sé stesso: quando mi viene un'idea si tratta di una vera e propria epifania, è un'intuizione che aleggia ovunque e l'artista è colui che ha la sensibilità per poterla cogliere ed i mezzi per renderla reale. L'artista è un essere privilegiato perché è dotato di creatività e talento, queste due qualità gli consentono di afferrare l'intuizione e di trasformarla in qualcosa di tangibile che possa emozionare chiunque non abbia lo stesso tipo di sensibilità. Se tutti avessero la sensibilità dell'artista l'arte sarebbe superflua. Ecco che il mestiere dell'artista diventa una missione ed egli ne sente il peso della responsabilità. Si tratta di qualcosa di violento e talvolta di più grande di noi, qualcosa che ci logora finché non l'abbiamo portata a termine, opprimendoci con un peso non indifferente. Solo il compimento dell'opera può liberarci da quel peso e lasciarci per un pò a sguazzare nelle acque leggere della lusinga (ma solo per un pò, ovvero fino a quando una nuova intuizione non ci investe con il suo peso e le sue responsabilità). In questo senso la creazione è "liberazione dal sé" e non "espressione del sé". So riconoscere immediatamente un presunto artista che crea per esprimere sé stesso e non c'è nulla di emozionante in ciò che produce. In questi casi ci allontaniamo da ciò che dovrebbe essere arte e ci avviciniamo a ciò che è solo mera speculazione.


Oltre alla pittura e alle illustrazioni, quali altri progetti stai realizzando o hai realizzato in passato?

Ho scritto tre sillogi di poesie e alcune poesie d'occasione, tre libri per bambini, un libro giallo e ho registrato un disco folk col mio gruppo "Nevi di frontiera". Al momento sto completando gli ultimi ritocchi di un libro di racconti dalle atmosfere Borgesiane, un quarto libro per bambini, ho appena cominciato un nuovo romanzo in perfetto stile Neil Gaiman e sto registrando un nuovo disco...tutto ciò con grande pazienza dal momento che mi posso dedicare a questi progetti solo nelle rare pause tra un lavoro e l'altro. Direi che ho l'agenda bella piena. Sul sito comunque si può trovare buona parte di queste fatiche.


Che dicono mamma e papà?

 

Mio padre è un falegname e mia madre una decoratrice, mio fratello uno Chef nonché un tenore barocco di grande talento...non potrebbero essere più contenti di così, di certo non avrebbero pregato per un figlio avvocato.
Di questi tempi si potrebbe vivere con l'arte che si crea?
Io vivo della mia arte da ormai 3 anni, quindi mi sento di dire di sì, ma non bisogna montarsi la testa, guadagno quanto mi basta per pagare un affitto a Milano che divido con la mia ragazza e per concedermi qualche rara piccola soddisfazione; praticamente raccimolo uno stipendio medio, ma con la figata che lavoro da casa mia e non ho capi stalinisti né colleghi detrattori. Mi serve stare a Milano per i contatti, è un'ottima città da questo punto di vista, ma tra qualche anno spero di poter tornare a vivere nelle mie montagne e lavorare da lì.


Cosa ne pensi della meritocrazia e delle raccomandazioni?

E' un discorso che non amo affrontare. Il mondo dell'arte una volta premiava il talento, ora purtroppo premia chi ha più conoscenze. La cosa peggiore è che a farne le spese non sono solo gli artisti che meriterebbero la gloria e si trovano a dover mettere da parte la matita per fare il cameriere, ma anche il genere umano come fruitore dell'arte in generale: la qualità si abbassa e con essa l'emozione che l'opera d'arte dovrebbe generare. Se poi ci inoltriamo negli abissi dell'arte concettuale o provocatoria entra in gioco anche la presa per il culo...e non è bello che un artista prenda per il culo una massa di fruitori che ne tesse le lodi solo perché qualche critico o gallerista ha deciso di promuovere il signor "nonfaccionomicheèmeglio".
"I cattivi poeti rendono torbide le acque per farle credere profonde" diceva Nietzsche e mi piace pensare che presto o tardi gli esseri umani si accorgeranno che esistono anche le acque limpide dell'arte reale e si renderanno conto di essere stati presi per il culo per troppi anni; allora il mondo sarà un bel posto in cui vivere, sia per chi l'arte la fa che per chi la contempla.