WRITERS & BOOKS.

Nuovo articolo (BOOKS) su "I tre moschettieri". Spada nel fodero, pistola nella fondina, mantello allacciato, cappello piumato e siamo già sulla strada per Parigi, pronti per diventare dei moschettieri del Re.

Scritto da Stefano Turri

Nuovo articolo (WRITERS & BOOKS) su "Design. La fabbrica del desiderio". Il carattere molto forte di questo libro con varie citazioni di critico e teorico francese Jean Baudrillard e di molti altri fa riflettere sulle condizioni in cui oggi viviamo rispetto al design moderno.

“Il secolo imprevedibile”
Joshua Cooper Ramo

 

Questo libro è un saggio che raccoglie un sacco di informazioni e stimoli, con lo scopo di far riflettere il lettore e invitarlo ad una rivoluzione del pensiero per affrontare con efficacia la complessità del mondo in cui viviamo, per evitare un futuro disastroso.
 Il libro si divide in due parti: la prima fa un'osservazione sulle nostre vecchie idee sul potere, cercando di capire dove ci hanno portato, (successivamente farà una panoramica diversa  verso un nuovo modello di pensiero, più dinamico); nella seconda parte verrà preso in esame un approccio al nostro futuro che chiama “sicurezza profonda”, (praticamente la fusione delle idee migliori delle forze rivoluzionarie combinate con le esigenze e responsabilità che il potere politico ci impone).
Tutto ciò verrà dimostrato portando nel libro esempi, fatti, interviste di personaggi cruciali del nostro tempo come leader di Hezbollah, il creatore della Wii, il finanziatore di Google, l’ex capo dei servizi segreti israeliani.
Nella prima parte vengono analizzati gli effetti catastrofici che hanno portato la smania di alcuni paesi di portare il proprio concetto di democrazia nel resto del pianeta, chiamata “teoria della pace democratica”. Questa teoria si è dimostrata come la più imprevedibile forma di governo, infatti non costituiva una base abbastanza solida per instaurare rapporti di fiducia con i paesi ex dittatoriali (Russia, Iran, Iraq).
Un certo Morghentau cercò di render il concetto di potere mondiale più oggettivo e scientifico, basandosi sulla realtà dei fatti e non sull'idealismo della classe politica. Difatti, la “teoria della pace democratica” è un esempio irrazionale del sistema che ha sempre disorientato le semplificazioni politiche; è necessario una rivoluzione del pensiero. È la capacità di ideare nuovi modi per risolvere i problemi, di porre nuove domande davanti alle sfide di una società complessa e imprevedibile e di intervenire con idee originali per rispondere a sistemi instabili, dove le risposte date dalle teorie tradizionali non funzionano più, che si tratti delle sfide poste dal terrorismo o dall’innovazione tecnologica.
Un concetto fondamentale che verrà ripreso in tutto il libro è l'idea del “cumulo di sabbia” ideato da uno studio di uno scienziato danese, Per Bak. Egli era convinto che l'energia dei cumuli di sabbia, ossia l'energia dei sistemi costantemente sospesi al limite del cambiamento imprevedibile, fosse una delle forze fondamentali della natura. Il mondo attuale assomiglia a questi mucchi di sabbia sotto vari aspetti: un numero sempre crescente di elementi in gioco e l'aumento delle loro interconnessioni, dove il sistema può crollare con la caduta di un solo granello in più, dall’interno e dall’esterno, senza che si sappia quale sarà il granello e quale sarà la variabile determinante, ma nella consapevolezza che «piccoli eventi possono scatenare un grande cambiamento». Oggigiorno sempre nuovi agenti e nuove forze si riversano sul nostro mondo come i granelli (virus, ong, nuove invenzioni , migrazioni di popolazioni rurali verso la città) tutti collegati da legami fisici o tecnologici e tutti in un sistema  strutturalmente instabile.
Il cambiamento produce instabilità e sorpresa, ogni volta che spingiamo per ottenere un cambiamento dobbiamo prepararci al fatto che gli esiti son imprevedibili. Gli esempi riportati nel libro sono la caduta della Russia, la liberalizzazione politica in Cina, le crisi finanziarie e il terrorismo.
Nella seconda parte il concetto base che viene ripreso in molti articoli è quella della “sicurezza profonda”, che consiste nel controllare le forze che agiscono in profondità, all'interno del nostro cumulo di sabbia. Questa sicurezza funziona perché tra noi e i granelli di sabbia c'è una sostanziale differenza, poiché non siamo esseri passivi e quindi possiamo reagire.
Secondo Cooper Ramo tutto ciò è già presente e applicato in alcuni contesti, che la utilizzano per sopravvivere e prosperare: si tratta di figure rivoluzionarie tipo sviluppatori di web, terroristi e finanziari di successo.
Questa sicurezza va considerata come un sistema immunitario, capace di individuare i problemi, adattarsi e gestirli.
Di fronte al «sovvertimento dell’ordine esistente», ci sono infatti individui portatori di cambiamento, «cellule attive d’innovazione» che rispondono in modo originale alle sfide, e sfruttano la capacità del mash up e dunque delle contaminazioni fra elementi diversi per creare qualcosa di nuovo. È la logica che ha portato alla creazione di Wii e alle fortune di Nintendo grazie al designer Miyamoto. Perciò secondo lo scrittore “il primo passo verso la sicurezza profonda , è imparare a veder le cose in maniera diversa”.
Un esempio di tutto ciò è la differenza di visualizzazione di un'immagine che intercorre tra l'uomo occidentale e quello orientale. Gli occidentali tengono lo sguardo fisso sulla persona in primo piano, invece gli orientali sullo sfondo.
Questo denota che gli orientali vivono in ambienti sociali relativamente complessi con ruoli prestabiliti, al contrario gli occidentali vivono in gruppi sociali meno vincolanti, che esaltano l'indipendenza e consentono di trascurare di più il contesto.
Se si riesce a padroneggiare la capacità di guardare in profondità si può arrivare dove si vuole.


Un argomento che tratta con un certo spessore è il concetto di resilienza, cioè la misura della quantità di disturbo e perturbazione che un sistema può assorbire prima di andar in crisi profonda da non tornar facilmente com'era prima. In una società come quella odierna i sistemi resilienti son quelli che funzionano meglio, poiché si flettono e poi tornano al punto di prima, traggono vantaggio da valanghe di cambiamenti senza farsi spazzare via.
Questa logica è stata utilizzata dagli Hezbollah, questo gruppo sovversivo che è sopravvissuto per anni grazie ad una propensione all'innovazione e un'istintiva resilienza.
La resilienza non è una caratteristica passiva, è qualcosa che deve informare il nostro modo di agire nel mondo, sia nei mercati finanziari che nei scenari di guerra in medio oriente.
Nel libro viene analizzato il fallimento americano durante l'invasione in Iraq, dovuto dall'eccessiva sicurezza delle proprie capacità e che la guerra avrebbe avuto un termine netto e ravvicinato, non prevedendo che, come l'energia del cumulo di sabbia non si ferma mai, anche la complessità dell'intervento si espande continuamente. Tuttavia, il libro ci ricorda che siamo legati l'uno all'altro da fili invisibili, e più siamo uniti tutti strettamente connessi, meno diventiamo resilienti.
 Quindi dobbiamo, secondo Cooper, trovare il modo di sviluppare la resilienza all'interno del sistema stesso, invece di imporlo in fretta e furia dall'esterno in tempo di crisi.
A testimoniare la capacità di agire delle persone, ci viene dato l’esempio del diverso andamento delle terapie medicinali per il programma di lotta alla tubercolosi e di lotta all’HIV in Sudafrica: la prima fallimentare perché calata dall’alto, la seconda basata sulla condivisione delle informazioni, sulla responsabilità e sulla partecipazione delle persone coinvolte. Se il paragone con il cumulo di sabbia spiega come i cambiamenti possano essere inaspettati, la differenza è nelle persone: «Noi abbiamo la possibilità di agire. Non siamo elementi passivi. Possiamo scegliere cosa fare e cosa no. Non dobbiamo accettare ciecamente quello che ci viene detto. Noi non vogliamo permettere, non sarebbe giusto, alle persone che ci hanno messo in disastroso attrito con il mondo di attirarci ancora di più verso il pericolo.

Riflessioni

Dopo la lettura di questo libro, nella testa frullano una miriade di domande che fin prima non ci si era posti. Le riflessioni che fa sui vari aspetti che circondano il panorama odierno, paragonato con esempi di persone in carne e ossa, che hanno saputo andar oltre alla cecità della nostra società, sono uno stimolo per cercar di sradicarci da dei dogmi che ci hanno inculcato fin da giovani. Nucleo del libro è l'idea che, di fronte ad un mondo così profondamente interconnesso e in continuo cambiamento come quello digitalizzato dell'era di internet e della globalizzazione, la nostra società non sia abbastanza flessibile e reattiva per assorbire e rispondere alla valanga di sollecitazioni cui è e sarà sempre di più sottoposta. Per questo c'è bisogno di una rivoluzione nel nostro modo di pensare per renderlo più incline al cambiamento e più flessibile, altrimenti saremo travolti insieme al nostro dogmatismo dal corso di eventi inattesi, imprevedibili e velocissimi a propagarsi secondo un meccanismo di reazione a catena.
A proposito di questa rivoluzione del pensiero e dogmatismo, potrei collegarlo con il “Mito della Caverna” di Platone,che parla dell'uomo che vede proiettato sul muro solo le ombre di quello che gli capita intorno. Gli esempi che ci porta lo scrittore sono coloro che in parole povere sono riusciti ad uscire dalla caverna e hanno sopportato il dolore della luce (resilienza) e infine hanno cambiato la propria idea di mondo.
Un aspetto interessante è la differenza di esempi che riporta l'autore (nonostante a volte l'ho trovato un po' caotico nelle descrizioni) ma che hanno dei denominatori comuni: la rivoluzione e la capacità di esser elastici di fronte agli innumerevoli imprevisti.
Per noi giovani certamente è uno spunto fortissimo, dal punto di vista politico, economico ma anche nella vita di tutti i giorni. Anche se a parole è molto più semplice, non dobbiamo spaventarci dal periodo “drammatico” che stiamo vivendo; cambiare è l'unico verbo consentito, e se non lo facciamo noi che siamo la nuova generazione, non dovremo poi piangere sul latte versato.
L'ultima frase che ci pone Cooper Ramo è come un passaggio di testimone, sta a noi prenderlo oppure no.

“Questa nuova era, cosa si aspetta da me?”

Svevo