Il Rito della consapevolezza: Il teatro dei sei giorni di Hermann Nitsch

Gesamtkunstwerk, arte totale.

“Fino ad ora, tutta la mia attività artistica ha significato una preparazione per il teatro dei sei giorni che avrà luogo dal 3 al 9 agosto a Prinzendorf”.

Queste le parole di Hermann Nitsch a proposito de “Il teatro dei sei giorni”, la centesima delle sue azioni nel Orgien Mysterien Theater che si svolse nel 1998.
Le esperienze dell’Azionismo e dell’happening portano Nitsch a teorizzare l´o.m. theater, a cui si dedica dal 1957. Questo teatro “non conosce palcoscenico, né teatro, né attori, né commedianti, il partecipante alla festa è egli stesso eroe del dramma, gli eventi della festa sono la sua capacità di esperire, lo sviluppo della sua capacità di esperire corrisponde agli eventi della festa, alla trama del dramma”.
L’ Omt riprende e rielabora le antiche cerimonie religiose e rituali, da quelle dionisiache a quelle dei misteri, con il fine di liberare il represso, l’inconscio, di generare una catarsi spirituale prendendo coscienza dei proprio istinti animali.
Il castello di Prinzendorf è il il luogo dove le azioni del teatro delle orge e dei misteri avvengono, acquistato grazie all’aiuto della moglie dell’artista.

“Il mio lavoro principale consiste nel progettare la partitura della festa dei sei giorni. Gli odori, i sapori, le sensazioni tattili, i suoni, i colori e la luce nonché il corso degli avvenimenti vengono indicati con precisione assoluta”, scrive Nitsch nel manifesto dell’Omt, e difatti le azioni si configurano come esperienze sensoriali, dove viene cercata totale adesione psicofisica. Sono il sangue degli animali, le carni, le interiora, le azioni di sacrificio e passione ad essere messe in scena.
Quest’azione si riferisce al mito della creazione ed è concepita in parti, tutte aventi luogo negli spazi del castello, natura e suoi frutti compresi.
Durante il terzo e quinto giorno è prevista anche la macellazione di un toro, essendo quella del sacrificio azione purificatoria, traendo la sua dynamis dall’inconscio collettivo.
 

Le prove per le azioni durano ventuno giorni, che vedono lavorare cento attori, centottanta musicisti (sessanta strumenti a fiato, venti archi, trenta percussioni, due orchestrine di fiati, un quintetto d´archi, più gruppi orchestrali popolari, una schola cantorum che canta Canti Gregoriani, un coro, un sintetizzatore) e circa mille spettatori.
Come detto, tutti i sensi vengono sollecitati.
Ecco che vengono serviti cibi freschi e cotti durante tutto il giorno, vengono consumati 13000 litri di vino locale, allestite una stanza- laboratorio di profumi ed essenze e un’altra per i sapori.

Le azioni sono scandite dalle cinque campane da chiesa situate nel giardino e queste, concepite come movimenti di una sinfonia, si alternano seguendo un percorso simbolico. Vengono utilizzati diversi oggetti: dalle rose al sangue, da animali già squartati ai tori ancora vivi, infine barelle, croci di legno, tavoli da processione, fiaccole, camici da rituale (tutti gli attori li indossano) e lino come base per la pittura gestuale.
Le azioni sono volutamente violente e biasimevoli, transitano il repellente ed il disgustoso, con il preciso fine di esorcizzare il ben pensare borghese, la quotidianità esasperata di una società molle e innescare un processo contrario, di elevazione spirituale a partire dall’istinto primo e primitivo.

E’ necessario fare un appunto:

“nessun animale viene ucciso specificatamente per il teatro dei sei giorni, gli animali utilizzati vengono da un macello vicino al castello, sono macellati da macellai e verrebbero comunque macellati dopo se non durante l´azione”, e nel caso dei due tori, questi vengono sedati ed uccisi da veterinari e macellai specializzati.

L’uomo, in quanto animale “carnivoro”, viene posto di fronte la morte dell’animale di cui si nutre, viene responsabilizzato, reso consapevole della propria azione di morte, soprattutto se si è contro l’abuso e la tratta spietata degli animali negli allevamenti di massa.

Ritengo inoltre necessario l’ulteriore quesito se l’animale debba considerarsi solo ed esclusivamente riserva nutritiva, e non essere vivente con diritto alla vita.

Il Teatro dei sei giorni mette in scena, sostanzialmente, tutto ciò che è in noi basso, viscerale, ed alto, spirituale, in una concertazione di consapevolezza e rito, azione ed azioni dalle tinte rosso sangue.

 

Letizia Liguori

Fonti:

omt1998.nitsch.org/ien/6tage_i.htm#schauplatz
www.museonitsch.org
Francesca Alfano Miglietti, Identità mutanti. Dalla piega alla piaga: esseri delle contaminazioni contemporanee, Milano,Mondadori, 2004, pp. 26-27