72 minuti di silenzio per MEGAVIDEO

La Prima Guerra Digitale

 

Riassunto delle puntate precedenti

Il 12 maggio 2011 viene presentata una proposta di legge al senato americano che mira a colpire la pirateria online. Il suo nome è P.I.P.A. (Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act).
Dal 26 ottobre alla camera si discute di un’altra proposta per molti aspetti analoga, ovvero la S.O.P.A. (Stop Online Piracy Act).
Le proposte verranno momentaneamente sospese a causa degli ingenti fondi necessari ad attuarle, ma mai abbandonate.
Il 19 gennaio 2012 il dominio del più famoso sito di streaming e file sharing, Megaupload, viene sostituito da un messaggio dell’FBI: http://www.megaupload.com/
Il sito è stato sequestrato dal bureau con diverse accuse, generalmente riconducibili all’istigazione alla violazione di copyright e alla pirateria, e il fondatore del sito, Kim Dotcom (aka Kim Shmitz), assieme al suo collaboratore Kim Tim Jim Vestor, sono stati arrestati.
L’operazione, resa possibile solo dalla collaborazione delle autorità di alcuni paesi europei e non, si svolge nelle ore in cui le proteste contro i disegni in discussione al parlamento americano si fanno più forti, unendo voci da tutto il mondo. Il sequestro sembrerebbe più di tutto una dimostrazione di forza da parte del governo.
La risposta del web è stata rapida e dolorosa. In pochi minuti parte #OpMegaupload.
Anonymous, un gruppo di hacker attivisti, ha rivolto attacchi a vari siti, tra i quali quelli di RIAA, MPAA, Universal Music Group e del Copyright Office degli USA, ovvero multinazionali che premono per l’approvazione di S.O.P.A. e P.I.P.A. e uffici governativi. 

La Prima Guerra Digitale è iniziata

La chiusura di Megaupload causa un effetto domino in tutto il web. In poche ore siti come Fileserve, Filesonic, VideoBB, Filepost, Uploaded.to, Videozer, Filejungle, Uploadstation, 4shared, EnterUpload, bloccano la possibilità di scaricare file altrui, cancellano i file illegali e gli utenti che li hanno caricati, bloccano qualsiasi accesso ad IP USA, o addirittura scompaiono del tutto (provate a scaricare da EnterUpload).
In questi giorni Anonymous progetta l’apertura di un nuovo sito di file sharing, “AnonyUpload”, per ricostruire l’impero distrutto di Tim Dotcom. Il gruppo di anonimi fa sapere, via Twitter, che utilizzerà server russi per sfuggire al controllo americano, e chiede donazioni per l’acquisto degli stessi (il che potrebbe subodorare di truffa, e quindi determinare il fallimento dell’operazione).
Nell frattempo circolano voci circa il prossimo bersaglio degli hacker: Facebook.
L’attacco, previsto per il 28 gennaio, verrà lanciato se il parlamento americano non fermerà definitivamente le trattative su S.O.P.A. e P.I.P.A.
Voi da che parte state?

P.S. dedicato ai lettori italiani.
Il parlamento italiano sta discutendo, senza che la notizia trapeli troppo, un provvedimento simile (se non più autoritario) a quelli americani.

Peter Nicholas Ward

 

R.I.P. MegaUpload