L'arte di levarsi dalle palle

Basta, basta, basta. Pietà, basta. Sì, mi rivolgo a te che mi nausei con le tue canzoni, i tuoi scritti, che siano poesie o racconti, le tue opere artistiche, creazioni di qualsiasi tipo, ti prego, basta. Tu hai qualcosa, la scintilla, il desiderio, la passione, e ti aspetti che questa sia riconosciuta. Balle. Non è vero, smettila di credere a fesserie. Smettila di ammorbarmi con la convinzione che tutti abbiano una vena artistica e che questa debba avere il suo libero e giusto riconoscimento, non è vero. Non è vero che tutti hanno la cosiddetta vena artistica, ma è vero che quasi tutti sono mediocri, tanti addirittura pessimi. 

Nel mondo d’oggi dove la televisione e i format fanno credere a poveri ebeti che l’arte consista nel mettersi alla berlina in attesa di un riconoscimento da parte di un incompetente, al quale attribuiamo stima solo perché veste costoso e ha la faccia di uno stronzo arrogante, non ci dovremmo stupire se le menti che una volta costituivano il grande oceano della persona comune, e non per questo da disprezzare, adesso rivendichino un ruolo da artisti sotto qualsiasi forma. Questo sì è da disprezzare. Ecco qui il risultato della scarsità di talento di chi si esibisce, di chi fa da mecenate, di chi valuta. 

Oggi abbiamo ottimi tecnici, ottimi insegnamenti, ma pochissimo talento. Ti insegnano che se ce la metti tutta, credi in ciò che fai, nella tua passione, allora prima o poi ce la farai… ma a fare cosa non te lo dicono. Già, a fare cosa? A farti applaudire da una valanga di scimmie che hanno ricevuto in pasto il tuo compitino? O chi ciarla bene delle tue “opere” perché gli hanno spiegato che sono geniali? E’ tutto falso. 

L’artista non conosce la soddisfazione, ma solo la ricerca, il tormento, il desiderio. L’artista comunica direttamente con il divino, non è comune agli altri, è sacerdote dell’inconoscibile, che si manifesta attraverso il suo semplice esprimersi. Facile è imbottirsi di ogni genere di merdata che destabilizzi l’organismo e produrre fesserie sotto l’uso di stupefacenti. L’artista non li ricerca perché trova già stupefacente, nel bene o nel male, il suo sentirsi vivere nel mondo, il resto sarebbe uno stravolgimento di questa percezione, un offuscamento della scintilla del divino che si esprime attraverso l’artista stesso. Perciò non credere che un giorno verrai apprezzato, che ti diranno che ci sei riuscito, che sei un artista, perché qualora accadesse saprai che è tutto falso, o mentono, o sono degli imbecilli. Potrai essere diventato un buon tecnico, un ottimo tecnico, ma l’artista, quello vero, non ha bisogno di riconoscimenti, lo sa, lo percepisce crescendo, sente di non essere come gli altri, lui lo è e basta! L’artista è duro, competitivo, estremamente sensibile e proprio per questo estremo nell’intimità della sua anima con tutto ciò che lo circonda, se non te ne sei accorto: o non ne ha mai conosciuti o l’hanno tenuto nascosto alla tua mente semplice.
Perciò caro, lamentoso, mediocre, aspirante “artista”, se le mie parole ti sono sembrate troppo dure e non vere, fammi il favore di raccogliere la tua passione, gli sforzi che fai quotidianamente per coltivarla, e andare a fare in culo; sul serio, fatti da parte e non annoiare il mondo con il tuo desiderio di espressione. Ora, se invece queste parole, per quanto dirette, ti suonano in qualche modo familiari, tali che una parte di te, di tutto quel ciarpame che i mediocri ti hanno abituato a pensare, rigetta, ma una seconda intimamente la sente sua, sappi, amico mio, che sei la scintilla attraverso la quale l’infinito si esprime: tu lo cogli, tu lo doni.

SUKHA