Edward Hopper

Edward Hopper (1882-1967)  fu un pittore statunitense, grande esponente del Realismo americano.
Dopo aver frequentato la New York School of Art, nei primi anni del '900 viaggiò per l'Europa dove conobbe Cezanne, i Fauves, il Cubismo. Ma fu più affascinato da Manet, Monet, e da Goya; a poesia e l'impressionismo gli aprirono gli occhi. Hopper approfondì e perfezionò così il gioco di luce e ombre che caratterizzò per sempre i suoi dipinti.

Tornato definitivamente in patria (1925) si dedicò alla rappresentazione realistica di scene di vita quotidiane in città. Fu rapito dalla figura della società urbana che stava passando un momento difficile. Scene notturne dei pub newyorkesi, architetture d'interni  e scogliere e spiagge del New England furono le principali scene dei suoi quadri.

L'attenzione ai dettagli lo collocarono nel filone del "Precisionismo": raccontò nei minimi particolari una solitudine squallida, quasi banale e spoglia rappresentata sia dagli oggetti, sia dagli esseri umani. La solitudine come stato psicologico.
Venne infatti influenzato dagli studi di Freud e Bergson, dai quali prese ispirazione per rappresentare la situazione dell'uomo come un animale che non comunica e che vive una vita stagnante e desolata, circondata da immensi spazi impregnati da un silenzio irreale.

Ripercorse il tutto con oggettività utilizzando moduli realistici accompagnati da un solido impianto volumetrico. La luce stessa acquistò volume e peso.

 

Joe Seeb