Il 2014 visto da un cinefilo

Questa non è una classifica oggettiva. Non è neanche una classifica. Facciamo che è una carrellata di titoli di film che ho visto e su cui credo sia bene spendere due parole. E mancano pure diversi titoli del 2014 che vi aspettate di trovare. Questo perché probabilmente non li ho ancora visti. O perché i primi dieci minuti mi hanno annoiato così tanto da non voler vedere la fine. Mah. Il beneficio del dubbio.

Non riesco a decidere quale sia stato il mio film preferito per quest’anno, ma da qualche parte bisogna pur iniziare, quindi partiamo con Gone Girl di David Fincher. Se credete di potervi sedere comodi e rilassati davanti a questo thriller drammatico, vi sbagliate di grosso. Accattivante e stupefacente, come fu Fight Club, Gone Girl ti tiene col fiato sospeso fino all’ultimo, facendoti continuamente meravigliare, se non scioccare, dalle subdole menti dei protagonisti e da quella geniale di Fincher.

Cambiamo genere con la commedia Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Per gli amanti del regista statunitense, questo film è una splendida conferma, un massaggio visivo con colori e inquadrature adorabilmente intelligenti e una storia di cui vi innamorerete subito. È così grazioso che altre parole mi sembrano inutili.

L’Horror rivelazione del 2014 è l’australiano The Babadook di Jennifer Kent. Se vi è piaciuto El Orfanato (ne parlai qui), questo film è quello che fa per voi. Non mi stanco mai di ripeterlo: ciò che fa di un horror un buon horror non sono i litri di sangue finto o gli effetti speciali usati, ma ciò che non si vede, ciò che si insinua nella testa e non ti lascia dormire. Dopo aver visto The Babadook, vi pentirete di essere andati a vivere da soli e di non poter chiedere a vostra madre di rimboccarvi le coperte.

Per quanto riguarda l’Azione, è giusto premettere che come genere non mi prende particolarmente. Tuttavia, ho guardato The Maze Runner, di Wes Ball, e mi è piaciuto, pur non avendo capito molte cose. Ho voluto vederlo per gli attori protagonisti, Dylan O’Brien (splendido come sempre, anzi, di più) e Kaya Scodelario, ma ammetto di essere incappata in uno di quei film che quando ti dicono “leggi prima il libro” lo fanno perché ci tengono alla tua sanità mentale e non perché sono dei cani snob. Quindi, se vi piace il genere teen apocalittico, guardatelo, ma leggete prima il libro.

Per il genere Romantico (sì, quello con le teenagers invasate, i diari con i cuoricini, i pianti con il barattolo di gelato in mano e il finale tuttifeliciecontenti), se mai vi costringessero a guardare un film così, implorate di scegliere If I Stay. La trama, da buon film romantico, è scontata, ma il montaggio, per cui ringraziamo il regista R.J. Cutler, è sapientemente fatto in modo da far scattare il pianto a fontana ad un pugile mascolino dopo neanche venti minuti. E poi nella colonna sonora ci sono Beethoven e Bach, quindi gli si perdona tutto (ah sì, ci sono anche Dandy Warhols e Alice Cooper, se Ludwing non vi piace).

Nel panorama italiano spicca Il Capitale Umano di Paolo Virzì, che con la sua candidatura agli Oscar del 2015 come film straniero, porta orgoglio in patria, ma anche una sana autocritica sociale per niente scontata a questo nostro popolo (anzi, a tutte le società consumistiche) dove ricchi e poveri son sempre in guerra senza dichiararsela mai, dove la vita umana è un bene economico, uno zero in più sui fogli di qualche potente.

Ci sarebbero altri film di cui parlare (ad esempio Palo Alto di Gia Coppola, che devo ancora capire se mi è piaciuto o se mi ha annoiato) ma questo articolo è troppo lungo e io quando vedo articoli lunghi non li leggo, quindi perché dovreste farlo voi? Fate quello che volete. Leggete fino a dove volete. Se un film vi fa schifo, spegnetelo. Pensate quel che vi pare, non quel che vi si dice. Siate Punk.

Minerva R.